
Ieri internet ha festeggiato la giornata mondiale delle emoji: il 17 luglio, la data che perfino l’emoji 📅 mostra sul suo quadratino. È un buon momento per notare una cosa piccola. L’emoji che usate in ogni messaggio manca proprio sullo schermo che i vostri clienti guardano più di quasi ogni altro: il vostro menu.
Un menu digitale non si legge come una carta stampata. Si scorre: sul telefono, con un pollice solo, quasi sempre mentre si fa altro. Si aspetta il proprio turno, si sta in piedi al bancone, si è già seduti al tavolo con il QR aperto da un pezzo. Su quello schermo piccolo, una sezione che dice «🍕 Pizza» si trova un attimo prima di una che dice solo «Pizza». L’occhio prende il disegno prima di leggere la parola. Mezzo secondo, ripetuto su ogni sezione, è la differenza silenziosa tra un menu che sembra facile e uno che sembra lavoro.
Non un ornamento, ma un punto di riferimento
Una piccola emoji all’inizio di una categoria fa due cose insieme. È un punto di riferimento: un cartello che il pollice cerca mentre scorre («🍰, ecco i dolci»), senza dover leggere ogni titolo lungo la strada. Ed è un po’ di calore: un tocco di personalità su una pagina che troppo spesso sembra un foglio di calcolo. Nessuna delle due cose è una trovata. Sono i piccoli gesti che fanno sentire un ospite ben accolto prima ancora che abbia ordinato.
La parte che sfugge: funziona in tutte le lingue
Il vostro menu su Menuella vive in sei lingue: tedesco, inglese, francese, italiano, turco, spagnolo. Lo scrivete una volta, le altre vengono generate. Un’emoji è neutra rispetto alla lingua: 🍕 è 🍕 in tutte. Una sola 🥗 all’inizio delle insalate è quindi un punto di riferimento che sopravvive alla traduzione. Fa lo stesso lavoro per chi legge in turco e per chi legge in italiano, e voi non avete toccato sei menu per ottenerlo.
Vale lo stesso per il dove la modificate. Il vostro menu ha un’unica fonte, quindi non dovete dipingere emoji su tre schermi diversi. Scrivete una piccola 🍔 una volta nel nome della categoria e compare insieme sul menu del sito, sul menu con QR code al tavolo e nell’app. Sono tre viste dello stesso menu, non tre copie che tenete allineate a mano. Se cambiate idea e la togliete, sparisce da tutte e tre.
Come farlo bene
Con le emoji su un menu si sbaglia sempre negli stessi modi. Rispettate queste cinque regole e aiutano, invece di urlare.
1. Una per categoria, non cinque per piatto. Una sola emoji all’inizio di ogni sezione sembra una scelta di stile. Un’emoji su ogni riga sembra una pioggia di coriandoli, e i coriandoli sono rumore: l’opposto di un punto di riferimento.
2. Scegliete sul piatto, non sull’atmosfera. 🍕 per la pizza, 🥗 per le insalate, 🍰 per i dolci. Meglio ovvio che originale: un’emoji che va decifrata rallenta proprio la lettura che doveva accelerare.
3. Precedete il nome, non sostituitelo. «🍝 Primi», non «🍝» da solo. Le parole sono quello che un lettore di schermo legge ad alta voce e quello che leggono i motori di ricerca: l’emoji è il cartello, il testo è quello che c’è scritto sopra.
4. O tutte o nessuna. O ogni categoria ha la sua emoji, o non ne ha nessuna. Un menu decorato a metà sembra incompiuto, non curato.
5. Lasciate stare i nomi dei piatti. I singoli piatti si fanno trovare con le loro parole: tenete l’emoji sul nome della categoria, così ogni scheda piatto resta pulita e facile da trovare.
Un miglioramento da un minuto
La giornata mondiale delle emoji è un buon pretesto, ma il motivo dura più della data. Chi legge il vostro menu lo fa su uno schermo piccolo e di fretta. Tutto quello che aiuta il pollice a trovare la sezione giusta aiuta anche a ordinare. Un’emoji di categoria non costa nulla e richiede un minuto. Messa una volta su un menu che ha un’unica fonte, compare ovunque i vostri clienti guardino. Questa settimana mettetene una su ogni sezione, poi aprite il vostro menu dal telefono. La differenza si sente subito.





